indonesia

Ancora mi risuonano le toniche tanto ancestrali quanto dolci delle musiche balinesi, non riesco a dividere la musicalità dalla immagine di quei territori d'indonesia, le cui armonie sono pari alle bellezze naturali che le abitano, stonano solo le contraddizioni importate dallo stile e dalle ambizioni occidentali che ne usurpano la tradizionale quiete. E' la malattia del progresso perchè in questi casi, il progresso è malato, che tende a scalfire un mondo di storici equilibri consegnando verdi campagne di riso, e spiagge incontaminate, attorniate da lussureggianti vegetazioni, al più ottuso sfruttamento del denaro.

 

Fortunatamente, si conservano  ancora faticosamente a tali scempi, non poche oasi di vegetazione ed, oasi "mentali" e benchè questo cozzi con la frenetica attività alla quale per certi versi anche noi siamo sottomessi di produttività, questi ci paiono gli elementi più gratificanti con i quali misurarsi ancora nelle belle isole dell'indonesia.

 

Una forte marca spirituale cadenza il vivere dei nostri artigiani, i quali benchè impegnati quotidianamente, con il loro lavoro, al quale sono dediti e del quale sono maestri ognuno con le proprie conoscenze e capacità, non lesinano certo di partecipare ogniqualvolta, se ne presenti l'occasione, a tutte le cerimonie della loro fede induista, o musulmana, a seconda del credo praticato: ogniqualvolta, in questi casi, si traduce con spesso o, sempre, facile trovare le porte del laboratorio chiuse con un biglietto che recita, assente perchè presenzia ad una cerimonia, e in tali casi non resta che rassegnarsi e ammirare nell'attesa del suo ritorno, i meravigliosi fregi di qualche semilavorato, incisioni su legni pregiati di fiori o rami, o elefanti in branco, o magari, ci si può lasciar colpire dal luccichio di molteplici specchietti, che da un attiguo laboratorio qualche altro artigiano, di differente congrega, stà applicando a tondi o quadrati piatti o vassoi di terracotta color biscotto, con certosina pazienza in un perfetto mosaico, o ancora, dai sapienti ghirigori della resine appena sfornate, componenti di lampadari e piantane dalle variegate forme, per non parlare dei quadri che, lavorati con le puntinature della tecnica aborigena, ci appaiono come tanti insiemi colorati, che pian piano assumono il loro corretto aspetto, evidenziando tutta la difficoltà dell'esecuzione e la perizia del loro autore; ma basta distrarsi in poco che l'occhio fugge via verso i rigogliosi palmeti e le splendide terrazze di riso, capolavori dell'opera umana anch'essi, immersi in una natura capolavoro, dove è ancora possibile osservare il pollo ruspante, che appena fuori dell'uscio di casa razzola tranquillo, mentre i maialini, d'intorno grufolano liberi, e gli scolari, inappuntabili nelle loro divise, percorrono insieme le strade, quelle strade in cui il nostro artista di turno, stà sfilando, nella sua tunica bianco immacolata, arricchita da un vistoso turbante, e in ordinata fila tra i canti e i cesti delle offerte, portati dalle donne, sul capo in recipienti ricchi di vivande, si appresta a varcare il cancello di uno degli splendidi templi che, numerosi, in pietra lavica, costeggiano queste strade; allora, capisci quanto i nostri quotidiani occidentali affanni, perdano d'importanza, nei confronti delle occupazioni spirituali di queste genti ancora serene, semplici e vere.

 

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